Postato da: ministroodio - mercoledì, 02 aprile 2008 - 09:19

4DPict

Arriva l’ora

Se sei solo

Tra notte e giorno

(Con la luce della notte che abbaglia

I deboli bargigli del giorno)

Arriva l’ora in cui

Bisogna smettere di temere

Perché sono gli altri che vedendoti

Temono te.

In questo Impero di lenta paura

Voglio fotterti e farti urlare.

Con la musica che t’inchioda

Al pavimento delle parole

Ti apro le cosce a colpi di giambo

Legandole a terra

Con corde intessute nel chiasmo.

Ti sudano i piedi per il caldo del ritmo

Guizzano le ginocchia lacerate

Da insostenibili cedimenti sonori.

      Sverrai dal piacere.

Ferirti le carni di rime

Suturarle di seme. Sborrarti in muso

Vellicando il tuo culo ambizioso.

Cospargerti le costole di miele

Con sciami di mosche e vespe e fruste

Che dalla tua rorida fica furiose

Ti si riversano addosso.

“Sesso” non è una parola, è una suadente scommessa

Che vinco leccandoti tutta.

Cagati l’anima, amore mio,

Dio freme e vorrebbe ma non può.

Accoglimi dentro e diventa una scrofa

Sanguina sul mio dolore di non essere eterno

Rigurgita la voglia di popoli ottusi

Dalla tua bocca ingorda.

Sei una pozza di onnipotenza

Nel mare di violenza che ti vomito che ti affoga.

Sei tu la regina che io depongo

Uovo gigante partorito dal niente

Nella tua straziante vagina.

Consumati contro gli alberi

Aprendoti, dilatandoti, rivendicando

La tua inestinguibile fame.

La tua lucida pelle è il Libro

Scritto dal Profeta

Che io interpreto parola per parola

Per rivelare al Figlio dell’Uomo

L’odore della Donna.

È primavera, la frutta non ancora matura,

il delitto è nell’aria

pisciami addosso.

 

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Postato da: ministroodio - giovedì, 28 febbraio 2008 - 11:17

norimberga

I comizi dell’oltreuomo

Da balconi sospesi su echi di applausi

Evocano parate struggenti,

miliziani di gesso frantumano sogni:

non più uomini ma falangi.

Dure e compatte, onde di carne

Che sublime travolge macerie

Inneggiando al florido potere.

Lo amo, amo le univoche grida

Di pedine gagliarde nelle mani

Di antichi dei celti, amo la guerra

E lo sterminio delle razze: è tutto

Come rilucente, come glaciale sguardo

Di un dio-esteta su ciò che fermenta.

Amo la perfezione infranta degli eserciti

Ma io contemplo, e non combatto,

Poiché amo la morte e morto infine

Non potrei (credo) amarla. Amo

Lo sfascio dell’ente in rivoli neri

Di frenetiche pulci affamate. Amo

Dio e la mano multiforme che

Sempre plasma creature difformi

Lasciando per sé la perfezione. Amo

Essere un dio e abbattere i templi

Dormendo puro di cuore

Fra le scarne braccia e i caldi sguardi

Di chi infinitamente amo.

QuartoStato

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Postato da: ministroodio - mercoledì, 30 gennaio 2008 - 08:57
Ensor

Mi fate schifo perché

Perché ci siete

E vi vedo e vi annuso.

 

Mi fanno schifo le orecchie da mercante

Intarsiate con perle di cerume

E orecchini di paura,

I capelli tirati a lustro dal grasso del bisogno,

I nasi forati per rimettere muco

E ingratitudine.

 

Mi fa schifo che l’epica

Sia un valore da fascisti

E sciovinisti mentre i “giusti”

Si arrabattano nella giustizia inerme.

 

Mi fate schifo con i vostri cenacoli

Di vergini lese e marionette imbellettate d’antrace,

Mi fa schifo come scodinzolate

All’idea di uno zuccherino al veleno.

 

Malati di conferme,

Mi schifano le vostre piaghe.

 

Mi fa schifo chi vuole comandare su un mondo di eguali,

Chi carezza la diversità con la mano guantata,

Mi fate schifo voi tutti

Che proponete soluzioni sagge a insani problemi

Mettendovi in ginocchio, umiliandovi

Di fronte alla vostra supponenza.

 

Mi fanno schifo i vostri genitali

Segnati dai codici a barre,

Conclamati ma criptati genitali,

Umidi gli uni degli altri ma sempre assetati

Plastificati, incipriati, ben oliati.

 

Mi fanno schifo tutte le idee

Asservite alla vostra grottesca ricerca

Di un’identità condivisibile,

Mi fa schifo il vostro bisogno di confondervi

Nel mare nero delle altrui opinioni.

 

Mi fa schifo il vostro impersonale Paradiso,

La vostra opportunistica dannazione

E quel Purgatorio in cui naviga

L’oscenità del perdono che concedete a voi stessi.

 

Mi fa schifo la vostra eterna giovinezza

Così inadeguata a questo pianeta stremato

A questa civiltà imbalsamata

A questo divenire rinnegato.

 

Mi faccio schifo quando l’Odio china il capo

Di fronte allo schifo.

Perché lo schifo mi accomuna a voi

Che vi schifate di me

Invece di Odiare

E combattere.

 

Non cercate nemici al di fuori di voi

Cercate sicari

Complici del complotto

Asserviti alla causa

Della vostra fine.

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Postato da: ministroodio - sabato, 29 dicembre 2007 - 22:43

decadence1

Non potete opporre resistenza

All’edera che riconquista la città

Ai vestiti che vi si sciolgono addosso

Ai borbottii che sommergono le parole

Al sonno che vi riporta indietro

Alle culle che odorano di pelle           

Al cielo che stanco vi si accascia sulla testa

Al vomere che non scalda più le zolle

Alle tempeste che ridono di sé stesse

Alle finestre che si aprono sui rovi

Ai vecchi che non puzzano più

Al bosco che si spoglia per morire di pioggia

Ai fiumi e al tempo che si fermano

Ai cavalli montati a pelo dal fuoco

Ai branchi di lupi romiti tra le rovine

Ai vulcani di malattie

Alle maree di bende usate

Alle risacche sazie dei doni del mare

Alle vergini appassite

Alle puttane piangenti

Ai vacillanti eserciti dei precari del nulla

Ai bambini con gli occhi grandi e senza luce

Ai denti neri

Alle preghiere sputacchiate

Alle mani che tremano sui banconi tarlati

Ai muschi, alle muffe

Alle fenditure sui muri inutili.

DSCN7091

 

Quale casa

Quale cibo daremo

A chi non ha più fame?

I fuochi dei roghi riscalderanno i sopravvissuti.

 

Il respiro dei morti

È la bruma sospesa sui campi

E la fuliggine che acceca la Luna

Cade un pezzo alla volta facendo notte prima del tempo.

Ogni animale, piccolo o grande

Ogni pianta e ogni arbusto

Si rintanano nel più lungo dei letarghi.

Sventurato colui che attenderà un nuovo Sole

Sotto un cielo che non c’è più.

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Postato da: ministroodio - venerdì, 07 dicembre 2007 - 07:08

topi

Loro non hanno freddo non hanno fame né sete

Loro strappano i petali degli arachidi

E non spiacciono loro gli implacabili “non m’ama”

Loro non si dispiacciono a loro piace

Tutto.

 

Loro non sanno del due dopo l’uno

E non si devono accontentare perché sono

Quello che loro hanno.

Loro nascono sepolti, loro nutrono gli altri,

Loro sorridono perché sono fatti così

Per loro tutto è nuovo

A loro non succede mai nulla.

 

Il fuoco è una scintilla, la notte una stella,

Una rondine fa primavera e uno sci inverno.

Loro brancolano in branco girando in tondo

Loro vanno per la loro strada.

 

La loro strada è stretta ma lastricata d’oro

La loro strada non prevede incroci

Né semafori neanche dossi solo soste

Il traguardo è sempre dietro l’angolo

Loro camminano in cerchio.

 

Loro non sanno che dietro al vetro

Fanno la fila per ridere di loro.

Loro ridono perché ridere ritarda la comparsa delle rughe.

Loro piangono solo se qualcuno li guarda.

Loro cacano ma non hanno il culo.

 

Loro danzano con le motoseghe

Ebbri del frastuono.

Loro sanno che il Paradiso li attende

E può attendere in eterno.

Loro crescono loro invecchiano

Loro prolificano loro muoiono

E sanno che non c’è mai stato nessuno

Né c’è né mai ci sarà qualcuno

Come loro.

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Postato da: ministroodio - lunedì, 05 novembre 2007 - 09:15

Frastornati!

 

Ricordi? Quel giorno dovevi fare pipì

Pioveva: ti accovacciasti

Nuda e luccicavi

Partoristi nel fango

E il sangue disegnava nella pozzangheragelato

Tessiture sbagliate, arabeschi

Petrolchimici.

 

Terribili ere

Conigli e re

Cannibali deposti

 

Ma verrà la Parusia?

Ogni giorno è Parusia

La strategia della tensione

Nuclei armati rivoluzionari

Hanno minato i cancelli

Del Paradiso. San Pietro con gli antenati

Fanno appello alle autorità competenti.

Dio è morto

Al suo terzo mandato

I candidati alla successione (un industriale un intellettuale e un inattuale)

Si scontrano su temi di scottante attualità.

Nel clima di riconciliazione

Del post-caduta-del-muro

Vinceranno tutti e tre.

Solve et Coagula.

L’Oro, il Sole abbattuti nelle piazze

Simboli del regime sconfitto

Si riorganizzano in cellule armate.

Milioni di giovani invidiano al Papa

Il suo vestito.

Un sondaggio rivela che il 98% degli esseri viventi

Pensa di morire

Un giorno.

Il restante 2% non esprime un’opinione.

 

Gufi bianchi

Imperatori del bosco

Rami vibranti

Acque che scintillano

Rituali da batteri                           Irti seni irti

Foglie morte, putridi stecchi      Piatti ventri piedi tesi

Ballano sotto la neve                  LO SAI

Sporca.                                          CIO’ CHE VUOI? Lunghe gambe

                                                       TRAFITTO

                                                       TRAFIGGO  Labbra

                                                                             Lebbra sessuale

                                                                             Masse seriche

                                                                             Sul tuo culo.

Carne nel fango

Il mito del sangue e della terra

Alle radici il Dio delle Paludi

I cani ubriachi della rivolta a cazzo duro

Si perdono tra gli echi umidi del sottobosco.

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Postato da: ministroodio - venerdì, 19 ottobre 2007 - 08:01

Voce I                                      Voce II

 

Certi cibi hanno il sapore della fretta

                                                                Ho fame di rospi

L’odore del fango asciutto                                     

                                                                E ragnatele di zucchero filato

Il problema dell’alba e dell’ombra

                                                                Ho fame di semi e di aborti

Tutto è discrezione

                                                                Il mio sorriso si è ghiacciato

Le corone di fuoco spandono buio

                                                                Si è liquefatto

Sui rovi muffiti

                                                                Lo porto storto, contratto

Con la bocca chiusa, a braccia aperte

                                                                È un peso tra i flutti

In ginocchio, è la luce che manca!

                                                               Una croce di latta

Il Sole è mio nemico perché mi parla

                                                               Ho rotto la sedia in testa al prete

La luna ridacchia

                                                               Ho ubriacato un neonato

Le stelle sono inutili

                                                               Ho violato un intero gregge

La notte è scialba

                                                               E di tutti i sapori resta un ghigno

Le nuvole hanno perduto le forme

                                                              Un po’ di rame e di sangue

La foresta di simboli brucia nel torpore

                                                               L’odore dei funghi, dei fumi

Quando gli odori restano odori

                                                              Su tutta la pelle erba fresca

Se niente parla più

                                                              Che mi schiaccia

Non c’è più niente di cui parlare

                                                              Mi stringe

Solo fremiti, rari fremiti

                                                              Ho la bocca piena di erba

E segnali di panico sbilenchi nel cosmo del “già detto”

                                                             Non riesco a gridare

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Postato da: ministroodio - lunedì, 08 ottobre 2007 - 17:40

E nonostante tutto

Sorrido

Allo sguardo di un cane per strada

Al vecchio che s’incazza

A un bambino che si rialza.

 

Sorrido dell’assurdo e della gioia scomposta

Sorrido delle lacrime degli altri

Sorrido di un ubriaco che piscia

Sorrido dei colori nei bidoni sventrati.

 

Sorrido per il freddo che intirizzisce

E del caldo che sbuffa sudato

Di starmene steso nel mezzo della festa

Mi piace il sole tra le nubi

E la pioggia che evapora senza bagnare

 

Sono felice delle rappresentazioni del cielo

E delle feste di paese.

 

Mi piace piacere e ciò che mi piace

Fiori e cacche nei giornali

Colori sparati a cazzo sui muri

Cittadine industriali vestite a nozze

Sorrido sorrido sorrido della paresi

Che ogni tanto mi scopre gaio

Come un teschio di lebbroso.

 

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Postato da: ministroodio - giovedì, 27 settembre 2007 - 07:10

Non è questo – dicevo – che volevo dire

Parlavo ai corvi e al ghiaccio

Parlavo tacendo.

 

Mi perdo nel mio potere di essere fermo

E zitto e muto e silenzio e silenzio.

Il mio potere di restare senza parole

Potere che inebria e sazia

Che lascia ai suoni la furia

La boria la storia

Potere che muore sugli allori di ogni istante.

 

Dare nomi non mi piace, sogno

Parole che rendano vuoto il vaso

Pronto all’uso.

 

Non so come vi chiamate – dicevo –

E uccidevo. Non so. E sapevo.

Mia la gioia, mio il dolore. Mio il mondo.

E nel deserto morivano inutili fiori

Senza frutto. Peccato perché peccare

È inutile. Peccare è la vita. Amo

Le immagini che non so più dire.

 

Immaginate – dicevo – di immaginare,

di tornare a sognare. Ma io sognavo. Io vedo.

Dicevo – guardate!

 

Oltre al bene e al male, al vecchio e al nuovo,

oltre alla terra e al cielo, all’acqua e al fuoco,

oltre me e te, oltre l’altro che non c’è,

oltre la realtà. Oltre l’ostacolo. Oltre la guerra.

Oltretutto c’è il Tutto. Intangibile

Come l’imene di una suora-bambina.

Amici, amanti, amori, sodali, salariati, sfruttati,

defraudati, vilipesi, maniacali, celebrolesi,

profondi alcolisti della nuova era, ottusi idoli,

padri fottetevi! Intangibile

come la gioia di un paramecio in formalina.

 

È lì, non vedete? – dicevo – non sentite?

Non volete sapere ANCORA? No. Non volevano.

E nel mio deserto di parole fioriva la carne.

Non volete?  - dicevo – La verità?

Sì. Raccontacela.

E tacevo.

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Postato da: ministr