Postato da: ministroodio - martedì, 08 luglio 2008 - 11:18

Di cosa siamo davvero responsabili? Della volontà di porci questa domanda.

Possiamo essere coerenti? La coerenza è l’unica  schiavitù: non si può fare a meno di essere sé stessi.

Possiamo determinare, in parte o del tutto, il nostro futuro? Certo, considerato che il futuro è solo una rappresentazione.

Possiamo? Sì, tutto ciò che vogliamo. Soprattutto porci dei limiti.

Possiamo non avere limiti? Chiedilo all’acaro che in questo preciso istante ti sta mordicchiando la caviglia, o agli ascaridi che ti devastano l’intestino.

Cosa centra? Loro non hanno limiti.

Ma non sono individui!

Mostrami UN individuo, mostrami UN’identità! Ci sono solo razze.

Di che razza sei? Sono un razzista.

Ascaris
Postato da: ministroodio - martedì, 20 maggio 2008 - 10:26

“In quel tempo vi erano i giganti sulla terra e ve ne furono anche dopo che i figli di Dio si erano uniti alle figlie degli uomini, e da queste nacquero loro dei figli. Sono essi quegli eroi famosi fin dai tempi antichi.”

 

Bibbia, Genesi 6, v. 4

 

 

 Gigante

 

 

 

I Giganti hanno la testa tra le nuvole e i piedi per terra.

I Giganti ci vedono lontano, abbastanza per non calpestare merde per strada.

I Giganti hanno il cazzo lontano dal cuore.

I Giganti non hanno nemici, ma molto onore.

I Giganti sono molto attenti quando camminano nei negozi di cristalli.

I Giganti non fanno rumore.

I Giganti hanno bisogno di spazi aperti.

I Giganti scoreggiano determinando cataclismi.

I Giganti abbracciano il male e il bene.

I Giganti combattono con ardore e noncuranza.

I Giganti sono troppo grandi per la morte.

I Giganti hanno il terrore dei nani.

 

Il mondo è pieno di nani, con i piedi per terra O con la testa tra le nuvole.

Tutti pensano di essere Giganti.


Postato da: ministroodio - venerdì, 04 aprile 2008 - 09:44

“Sono guarito.”

 

“Ho esaurito le ragioni, e i torti non mi bastano più.”

 

“Il tempo era scaduto, e al supermercato non me lo hanno voluto cambiare.”

 

“Mi ha consigliato di farlo un altro me di molti anni più giovane.”

 

“Ho letto tutti i libri.”

 

“La roulette russa era truccata.”

 

“Scusatemi, mi sono davvero rotto i coglioni.”

 

“Ho capito troppo tardi che l’endura non è una competizione motociclistica.”

 

“Lascio ogni speranza senza neppure entrare.”

 

“L’erba del vicino era troppo verde, e il suo abito così monacale…”

 

“Adoro l’odore del metano al mattino.”

 

“Non mi sono impiccato: è stato il mondo che ha voluto appendersi a me.”

 

“La mia morte è il mio testamento.”

 

 

 

Aggiungete il vostro. Grazie.

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Postato da: ministroodio - giovedì, 27 marzo 2008 - 10:11

barbone      Alcuni consigli per la domenica mattina: se i postumi sono troppo violenti per rincominciare a bere subito, fatevi un’abbondante spremuta d’arance, possibilmente aspra e senza zucchero. Vi sentirete subito meglio. Vi verrà fame, e qualsiasi sbobba farà al caso vostro. Esagerando col condimento, facilmente vomiterete. Alché vi direte: “Ora finalmente mi sento bene”. Sull’onda dell’entusiasmo vi convincerete a uscire. Una doccia catartica. Se la mano non trema, anche farvi la barba o tagliarvi le unghie dei piedi incrementerà il coefficiente di ottimismo. Sulla porta di casa pregusterete la sensazione di farvi cullare dalla debolezza sulle ali di un sogno metropolitano. Così vi dirigerete alla stazione ferroviaria. Trovare della bellezza a buon prezzo è privilegio dei penitenti della sbronza! La buona sorte potrà condurvi a spettacoli di insperata luminosità, come uno stormo di passerotti intento a saziarsi nella multicolore pozzanghera di vomito di un barbone. passeri

A questo punto non vi resta molto da fare: o contribuite anche voi all’ecosistema della meta del vostro peregrinare rimettendo a vostra volta quanto in voi resta di umano, o tornate a rifugiarvi in casa. Consiglio un film da guardare distesi, possibilmente una pellicola dai ritmi lentissimi e priva di qualsivoglia riferimento culturale. Meglio se mancano anche i dialoghi. Caldeggio, in questo senso, un paio di lavori di Annaud, “L’orso” o “La guerra del fuoco”. Ecco, chiudete a chiave la porta, tenete a poca distanza da voi un secchio e una bottiglia d’acqua, abbassate le luci, tirate le tende e mettetevi sotto alle coperte. Servono, anche se fa caldo. Staccate il telefono e spegnete il cellulare: ogni comunicazione può risultarvi fatale. Di tanto in tanto, se non vi addormentate, provate ad accendervi una sigaretta. Se riuscite a finirla siete pronti a ricominciare a bere. Altrimenti…abbiate solo un po’ di pazienza.

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Postato da: ministroodio - lunedì, 03 marzo 2008 - 14:06

porta2

Fui condotto davanti a una porta.

La porta era bianca, aveva un aspetto massiccio. L’aprii facendo ruotare il pomello, tondo e levigato. Attraversai la soglia, rinchiusi la porta alle mie spalle, piano, con calma, senza far rumore. Davanti a me correva un lungo corridoio dalle pareti bianche; lo percorsi tutto fino ad arrestarmi davanti ad un’altra porta, identica alla prima. L’aprii facendo ruotare il pomello, tondo e levigato. Attraversai al soglia, rinchiusi la porta alle mie spalle, piano, con calma, senza far rumore. Davanti a me correva un lungo corridoio dalle pareti bianche; lo percorsi tutto fino ad arrestarmi davanti ad un’altra porta, identica alla prima. L’aprii facendo ruotare il pomello, tondo e levigato. Attraversai la soglia, rinchiusi la porta alle mie spalle, piano, con calma, senza far rumore. Davanti a me correva un lungo corridoio dalle pareti bianche; lo percorsi tutto fino ad arrestarmi davanti ad un’altra porta, identica alla prima.

Non so quante soglie attraversai, non ricordo quanti corridoi percorsi. Ad un certo punto mi venne in mente che forse sarebbe stato meglio tornare indietro. Mi trattenne la possibilità di aver percorso più corridoi di quanti non me ne rimanessero.

Così, dopo essermi fermato a riflettere davanti all’ennesima porta, identica alla prima, l’aprii facendo ruotare il pomello tondo e levigato. Attraversai la soglia, rinchiusi la porta alle mie spalle, piano, con calma, senza far rumore. Davanti a me correva un lungo corridoio dalle pareti bianche. Lo percorsi tutto fino ad arrestarmi davanti ad un’altra porta, identica alla prima. (…)

porta

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Postato da: ministroodio - mercoledì, 20 febbraio 2008 - 21:12

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La “non-violenza” è una parola d’ordine, uno slogan apotropaico. Per due ragioni fondamentali. Da un lato, infatti, è un modo per comunicare che la proprio opinione, a prescindere dalla condivisibiltà, non può che rimanere un’innocua affermazione egoica, da difendere in quanto implicitamente ( e illusoriamente) costruttiva. Dall’altro perché getta un ponte tra il pensiero di chi la afferma e chiunque altro che, pur non condividendone la teoria, ne condivide la prassi. Un ponte che nessuno attraversa.

In realtà resta pura retorica. Strategicamente utile in condizioni di inferiorità, diviene controproducente, in quanto innaturale, qualora sia possibile affrontare il nemico ad armi pari. La “non-violenza” non solo è estranea all’uomo in quanto specie, ma all’intero contesto in cui agiscono le regole della biosfera. La sublimazione della violenza in quanto istinto primordiale conduce a raffinate forme di violenza “culturalizzata”, come quelle fondate sul senso di colpa. Il senso di colpa può essere facilmente respinto, conducendo l’individuo a varcare limiti etici che sarebbe meglio restassero indiscutibili; e anche qualora divenisse una condizione paralizzante, proprio in quanto tale non costituisce un progresso in alcuna direzione. La violenza rimossa si tramuta in temibile arbitrio. Più consona a una psiche che si vorrebbe intelligente sarebbe la capacità di esercitare la violenza in un ambito controllato, funzionalizzato e strutturato volontaristicamente. Reprimere la violenza insita in noi è come imporre un tappo al proprio sfintere: ritengo inopportuno che la merda esca dalle orecchie.


Postato da: ministroodio - domenica, 17 febbraio 2008 - 08:33

vociLa violenza, verbale o fisica, rappresenta la manifestazione evidente di una causa latente. Qualcuno reagisce violentemente a stimoli fisici; più spesso il condizionamento è di carattere psichico. “Violenza chiama violenza”, si dice. Tuttavia un atteggiamento remissivo aizza il violento: la vittima eccita i furori del carnefice. Così il disagio, l’handicap, la diversità. Alcuni nobili soggetti sublimano la propria rabbia tramutandola in indignazione, e imbracciano le armi per contrastare l’ingiustizia, ovunque riescano a immaginarla. In ogni caso la violenza rappresenta una reazione rispetto a un condizionamento intollerabile.

Io non tollero provare tenerezza per alcunché. Io sono violento con ciò che mi intenerisce. Io mi difendo: la tenerezza è il più orribile dei mostri. Mi intenerisco facilmente.

Dio non voglia che l’oggetto della mia tenerezza divenga per regola il bersaglio della mia violenza. Anche perché proprio Lui è quanto di più tenero io riesca a concepire.


Postato da: ministroodio - giovedì, 13 dicembre 2007 - 18:39
nero
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Postato da: ministroodio - venerdì, 30 novembre 2007 - 14:10

comizio

In una culculiettica spirogiriva la sappida turcea rifisce sul bisbo suppudale. Ma sul bisbo piruffano abrimente il trissico, la ceravèa e gli straccispondali ussiati. Sull'auspito imprimamente sbriccola la fattola geva, affinchè si pofi labbricolosi in civi curi, anche se primmo sbubola assai trascolando in pibione di mascicolare il tufo. La cutafrasi e la necrofrasi sì, ma isbialando la circa. Invece no alla brida, le cui sbiffe costre brusculano ibani sul trisforo curighicchiato dai mestafori arbigolati. Affrarereste voi la meanda? O meandereste l'estulea bibanea poffide? Si trucida ini ed esfi quando brusisce la teomazia ultima. Macrosperi e microdosi si spullano ùfici, mentre noi iliamo scesi la fisèa maleustosamente malsana.

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Postato da: ministroodio - giovedì, 15 novembre 2007 - 10:41

bernini_medusa

Consolatio: non c’è una sola ragione valida al mondo per cui disperarsi. Questo mi fa disperare.

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