Postato da: ministroodio - domenica, 29 giugno 2008 - 20:30

Nacque. Tra le grida della madre che per la prima volta scoprì il dolore, e le bestemmie del padre che sognava un maschio con cui condividere le gioie della Play Station e del MotoGP. Crebbe. Attorniata dai gridolini fatui e aciduli delle nonnine sovreccitate, dai pianti della madre in depressione post-parto attratta dal modello Franzoni, dal silenzio ostile del padre, dai borborigmi degli amici di famiglia, così disposti, in sua presenza, a regredire allo stadio della lallazione.

Si scoprì bella a tre anni, quando il servizio fotografico di uno specialista aduso a ben altre curve le consentì di avere un book tutto suo. Le espressioni e le forme che la natura le avevano dato in funzione della sua serenità infantile furono immediatamente rifunzionalizzate nell’ottica di vendere un bene non meglio precisato. Scoprì il potere della seduzione il giorno stesso in cui le fu proibito categoricamente di titillarsi i genitali.

Pitti Bimbo

Quattro anni dopo una dieta ad hoc unita ad estenuanti cure del viso e della fluida capigliatura bionda le consentirono di sfilare sulla sua prima passerella. La madre piangeva dalla commozione, un po’ invidiosa perché a lei simili chance erano state precluse. Il padre gongolava, celando con notevole imbarazzo la prorompente erezione provocatagli dalle colleghe della figlia. Le foto di quella gloriosa sfilata finirono sul sito di Pitti Bimbo, il più frequentato dai pedofili che non volevano incorrere nelle sanzioni della legge.

Con l’adolescenza e la comparsa di forme prorompenti capì che l’universo della moda le era precluso per sempre. Conservò il desiderio di abiti firmati, che la famiglia non poteva permettersi. Così, a dodici anni, iniziò a scattarsi della fotografie nei bagni della scuola, per condividere, a pagamento, con i propri compagni il piacere di contemplare i caratteri sessuali primari e secondari che accompagnavano il fiorire della propria femminilità. Quando tale prassi fu scoperta…lo scandalo fu unanime, e i suoi genitori non riuscirono a spiegarsi quella che una psicologa di grido, ospite fissa del Maurizio Costanzo Show, definì “la banalizzazione del proprio corpo” da parte della figlia.

Jodie Foster

La famiglia, ferita nell’orgoglio, cambiò città, e la figlia fu tenuta sotto stretto controllo, costretta a passare intere giornate davanti alla televisione, condividendo con il padre e la madre tutta una teoria di palinsesti dominati dalla De Filippi e dai reality. Gli equilibri famigliari furono ristabiliti il giorno in cui la figlia, ormai diciottenne, affermò perentoria: “Voglio fare la velina!”. Entrambi i genitori entrarono in fibrillazione…e in breve tempo riuscirono a mettere il frutto del loro amore in contatto con un assessore alla cultura nipote del responsabile della televisione locale, che per sedici ore su ventiquattro si occupava dei campionati di calcio per dilettanti. La natura del contatto con l’assessore non fu mai chiarita, ma questo assessore riuscì a inserire la pulzella all’interno del sistema televisivo. Di lì a poco la prolungata pratica di “banalizzazione del corpo” produsse i suoi effetti, e dopo aver spompinato due senatori, tre sottosegretari e persino il Primo Ministro, la Nostra ottenne il tanto agognato posto di velina. La propria ambizione, per la gioia dei genitori, non ne fu appagata. Voleva di più. La perdita della verginità anale le consentì di divenire Ministro per le Pari Opportunità, nomina sanzionata da parte di un Presidente del Consiglio con uno spiccato senso dell’umorismo.

Carfagna51

Il breve ma intenso periodo di attività politica la segnò per la vita, dandole quell’idealismo e quella prospettiva a lungo termine che le consentì di affrontare con dignità e serenità l’avanzare della vecchiaia. Ormai aveva ben trentacinque anni, una solida carriera alle spalle, e doveva pensare al proprio futuro contando solo sull’esperienza, giacché il potere delle proprie forme iniziava ormai a scemare. Divorziò dal marito calciatore, impotente in quanto mini-dotato ma abilissimo nel cunnilingus,  e si  mise in proprio come talent scout, fondando un’agenzia il cui principale compito consisteva nel mettere in contatto giovani bellezze italiche con assessori di provincia. Ebbe un certo successo, ma per fare un vero salto di qualità necessitava del potere dello scandalo. Lo creò ad arte, finì su tutte le prime pagine dei principali quotidiani. L’opinione pubblica si divise, al solito, tra colpevolisti e segaioli arrapati; trionfarono i secondi, e la donna ne uscì notevolmente arricchita e con un’immagine ormai inattaccabile, anche grazie a una perfetta commistione di chirurgia estetica e pianti convulsi esibiti sul palco di Porta a porta. Arrivarono i cinquanta, e quella che ormai era divenuta la regina dei salotti che contano si inventò ecologista per rinnovarsi. Dato che già qualcuno aveva ostentato la propria “pelliccia” dichiarando di indossare solo quella…per dimostrare di amare gli animali la nostra creò un Reality tutto suo, in cui gli spettatori erano invitati a votare, tramite sms, le sue performance sessuali migliori: vinse quella con la giraffa nana del Borneo. Ne uscirono assai umiliati l’ermellino e il paramecio, dati per favoriti dagli scommettitori inglesi.

Pelliccia

La sua morte colse il mondo intero di sorpresa…le esplose il culo. In seguito i mass media fornirono diverse spiegazioni dell’accaduto. La più accreditata concerneva l’evidenza di un attentato terroristico ad opera di estremisti islamici del Burkina Faso, unico produttore mondiale dell’unica pianta dalle cui foglie si ricavava la prostatica eburnea, sostanza necessaria alle erezioni del Presidente degli States; paese notoriamente governato dagli emissari di Satana in persona, il Burkina Faso subì una violenta rappresaglia: quaranta mila vittime civili suscitarono scandalo tra quei culattoni dei pacifisti. Costoro elaborarono nuove forme di protesta: si tagliavano i coglioni a vicenda sulla pubblica piazza, li raccoglievano, e per dimostrare di non essere a favore dei terroristi li depositavano in file ordinate attorno alla tomba della vittima del terrorismo internazionale. Costei, ormai martire riconosciuta delle contraddizioni della globalizzazione, divenne, assieme a Lady D., la principessa Sissy, Madre Teresa di Calcutta e Veronica Lario, un simbolo dell’emancipazione femminile.

Veronica Lario

A breve la storia di un uomo, che tuttavia auspicherei scritta da una donna.

 

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Postato da: ministroodio - giovedì, 26 giugno 2008 - 09:36

sesso

Perchè, dunque, si chiederà qualcuno, parlare di sesso? Ancora? E ancora e ancora? Sì. Ancora.

Inizio oggi a gettare le basi di quella che sarà una riflessione che si protrarrà nel tempo. Non dirò nulla di nuovo, ma gli elementi che prenderò in considerazione avranno un’impostazione pragmaticamente utile al proseguo del discorso. Al solito, tali elementi sono tratti da una tradizione di pensiero, e come ogni tradizione non solo sono opinabili ma anche e soprattutto ri-funzionalizzabili, ri-costruibili, ri-dicibili.

La storia è semplice, se la fai semplice. L’uomo è “animale politico”, vero? Sì, ma già Hobbes aveva capito che tale condizione è subordinata a un bisogno che contrasta la reale natura dell’Uomo. Se esiste una “natura” dell’Uomo essa è comune a quella di tutte le altre specie: mangiare, bere, dormire e soprattutto fottere. L’Uomo diventa “politico”, o comunque civilizzato, dice Freud, con la proibizione dell’incesto, l’atto che antropologicamente segna il passaggio dallo “stato di natura” allo “stato di cultura”. Ma qual è il senso di tale proibizione? Niente più che la conservazione del privilegio del maschio dominante. Non esiste, infatti, una ragione biologica ma esclusivamente simbolica per cui uno non si possa chiavare la mamma. È la prima legge, quella su cui si è costruito il codice universale della specie. Scavare per andare alle radici delle dinamiche sociali significa arrivare a questo. La proibizione sessuale. Per preservare il potere, l’arbitrio del più forte. Già sento la burinaggine del pubblico medio... “e allora scopatela la tua mamma!”, e lo snobismo di quello più evoluto… “ma sai che novità!”. È questo il problema di ragionare in un blog, non sai chi ti può leggere…Vabbè, proseguiamo. A prescindere dalla mamma, mia o vostra, la proibizione sessuale o i tabù legati al sesso sono in ogni civiltà il cemento di qualsiasi apparato di potere, spirituale o temporale. E ogni regola ha, come necessario corollario, le sue eccezioni, le sue opportunità di trasgressione, ampliamente codificate e determinate da quello stesso sistema che ha coniato le proibizioni. La prostituzione sacra, per fare un esempio. Il sesso matrimoniale. Lo ius primae noctis, ma soprattutto quel capolavoro di ipocrisia, perfezionato dall’epoca vittoriana, denominato “doppia morale”, il “si fa ma non si dice”, per intenderci. Esso segna la nascita del sesso moderno. E Freud ne è il figlio degenere. Quali sono i punti che Freud mette all’ordine del giorno? Fondamentalmente tre:

-         il problema della proibizione dell’incesto (più noto come complesso d’Edipo, non a caso un concetto su cui sono stati costruiti interi sistemi filosofici);

-         la sessualità infantile, un’idea che a parlarne ancora oggi, a distanza di più di un secolo, si rischia il linciaggio;

-         l’impotenza maschile come conseguenza della doppia morale (in sintesi: davanti alla purezza della madre-moglie, angelicata e santificata da un intero sistema culturale, l’uccello non mi tira perché non riesco a essere un animale come dovrei; poco male, mi rifaccio con le troie).

Il rafforzamento del sistema di mercato ha significato un grosso investimento di risorse sul “proibito”, un sistema che fa circolare denaro da tempo immemore, ma organizzato a puntino dall’inarrestabile evoluzione del capitale e delle sue regole. D’altro canto nasciamo accompagnati dalle prime proibizioni (“non toccarti il pistolino che cade”) e cresciamo a colpi di emancipazione indotta (le pippette adolescenziali, spesso condivise con i coetanei). Come non perdere il nume della ragione di fronte alle promesse esposte nelle vetrine che imprigionano il nostro immaginario? Un rapido elenco: la moda, le veline, l’orgoglio di una finta emancipazione sessuale derivato dalla supposta arretratezza di altre culture…et cetera et cetera…DisgustoL’eros diventa pornografia. Ma su questo torneremo. Basta non eccedere, perché si rischia di diventare maniaci. Ma qual è la differenza tra un maniaco e un simpatico Don Giovanni? Solo il fatto che il primo non ha ancora un mercato condiviso e consolidato a disposizione. Solo il fatto che le fantasie del secondo sono indotte, quelle del primo ancora libere e incontrollabili. Ma il maniaco è un rivoluzionario? Ahimè no, non è così semplice. È solo un violento, uno la cui volontà è stata distrutta dal desiderio. Per agire è necessario tener conto del contesto. Così come mi fanno ridere le donne che ostentano le proprie forme rivendicando la modernità della società in cui vivono, altrettanto miserabili sono quanti vedono in Sade l’emblema dell’emancipazione dell’immaginario.

La soluzione non c’è, ma ci si può lavorare. Sono convinto della necessità di assumere consapevolmente su di sé l’abito della doppia morale, onde evitare di entrare in collisione con un sistema di pensiero fortemente radicato, onde non scontrarsi con apparati di potere culturale talmente consolidati da rappresentare un nemico imbattibile. Il rivoluzionario è sempre una persona poco visibile, accorta, attenta al giudizio degli altri, che si premura di essere lasciato in pace per poter agire più liberamente. L’anonimato è la condicio sine qua non del vero rivoltoso. Ogni apparenza ostentata diventa un appiglio per un giudizio tanto affrettato quanto paralizzante. Eviterei le tette scoperte, le spiagge nudiste, l’ovatta nella patta dei pantaloni, la seduzione come attitudine comportamentale privilegiata. Meglio passare per bigotti che perdere il diritto di parola. Eppoi? Che dire? Che fare?

Credo nel potere della parodia. La via dell’emancipazione sessuale passa per Rebelais, ne sono convinto. L’eccesso comunicativo credo possa depotenziare il valore seduttivo della merce in vendita. Il disgusto è una cifra stilistica attraverso cui ridicolizzare, mettere alla berlina, relativizzare il potere assoluto della pornografia. Un disgusto, appunto, rarefatto, stilizzato, fortemente allegorizzato: rompere il muro del “non si dice” per entrare di diritto nel contesto del “si fa”. Fine primo round.

 

 

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Postato da: ministroodio - domenica, 27 aprile 2008 - 12:05

CROCE

In questo Santo Giorno, dedicato alla preghiera e alla meditazione, mi concedo un breve pensiero, neppure troppo originale, intorno al Mistero della Croce.

Personalmente non ce l’ho con Gesù, né voglio essere blasfemo, anche perché di Gesù tutto e niente si può dire: un corpo vuoto in cui sono state poste da diverse tradizioni tante di quelle anime contrastanti da disperderne il senso. Gesù è solo un simbolo. Mi stava simpatico quello del musical Jesus Christ Superstar, un po’ sfigato, strabichetto, neppure dotato di una gran voce, oscurato letteralmente dal carsima di Giuda, Simone, Kaifa o Erode, sballottato tra i capricci del Padre silente e la furia del popolo chiassoso…

Sì, insomma, Cristo è solo un simbolo, un contenitore. E ancora più simbolica è la Croce, identificata come icona del Dolore, a futura memoria. In questa precisa fase storica, inoltre, la Croce diventa, a prescindere dai suoi significati originali, una bandiera da brandire in muso alla diversità, un’insegna della Reazione. Non a caso le polemiche sul Crocefisso nelle aule o nei reparti ospedalieri non accennano a esaurirsi. Si tratta, al solito, di un problema di comunicazione. Ora, per sconfiggere un simbolo ci sono due modi: cancellarlo dall’immaginario o rifunzionalizzarlo. La prima ipotesi mi ripugna, giacché costituisce un vero e proprio spreco. Propendo, quindi, per la seconda.

È noto come la crocifissione sia stata una pratica alquanto diffusa nella latinità, e molti prima di Cristo sono finiti inchiodati sulla pubblica via. L’esempio celebre a cui voglio rifarmi è quello degli schiavi in rivolta contro l’Impero, capeggiati da Spartaco. Sei mila di loro, nel 71 a.C, sono stati crocefissi lungo la via che univa Capua a Roma, dopo due anni di battaglie vittoriose contro le legioni romane, umiliate e sterminate a più riprese. Ben lungi dal porgere l’altra guancia e dal sognare un mondo migliore dopo la morte, si sono immolati in nome della libertà che, come ricorda Philotèe O’Neddy, è un “nome terribile scritto sul carro degli uragani”. Bene, in loro memoria sono ben contento di vedere delle croci appese nelle aule dove insegno e al collo degli schiavi che camminano per la strada. Inizierò persino a segnarmi davanti alle chiese, per omaggiare quanti hanno pagato con la vita il tentativo di liberarsi dall’oppressione del pensiero unico.

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Postato da: ministroodio - martedì, 08 aprile 2008 - 11:51

elettorale

Cosa vota il Ministro dell’Odio? E soprattutto: chi se ne frega? Beh, dài, concedetemelo, tutti ne parlano, perché io dovrei tacerne?

Prima domanda: perché voto? Perché ci tengo a recitare la parte della persona normale. Lo devo fare sul lavoro, con le persone che non conosco, per strada, nei bar, quando dormo…perché non nei confronti dello strano Paese in cui vivo? Anche Lui, del resto, fa la sua parte nello strano Mondo cui appartiene, né dubito che la Terra abbia uno strano ruolo all’interno di strani disegni cosmici che, per ora, mi sfuggono. In altre parole, votare è divertente. Voto anche al Grande Fratello. Sostengo Mario, per la cronaca. Se non votassi il giorno in cui escono i risultati non potrei constatare concretamente la mia distanza rispetto alla maggioranza del paese. E ci tengo, comunque, a distinguermi da quanti non votano per distrazione, ignoranza, qualunquismo, massimalismo di maniera. Ergo…voto.

MarioCosa? Beh, mi sforzo di respingere il ricatto centrista. Nel senso…è ovvio che Veltroni e Berlusconi fanno lo stesso gioco. O, quantomeno, lo fanno sulle questioni che per me sono davvero essenziali. Fanno a gara per essere rispettabili agli occhi di due realtà che io aborro, la Chiesa e gli States. Quindi li escludo a priori. Mi importa assai che Veltroni sia, formalmente, più legalista e rispettoso delle regole della democrazia, che i governi di centro-sinistra abbiano condotto una politica fiscale più accorta, che il risanamento del Paese, nonché la sua competitività, passino attraverso una dinamica che esclude cose come il conflitto d’interessi e la legittimazione dell’illegalità. Mi interessa molto di più non divenire complice di omicidi di massa ingiustificati, come quelli compiuti nella ex-Jugoslavia, in Afghanistan o in Iraq. O di rincorse al voto cattolico che passano attraverso il programmatico disconoscimento dei più elementari diritti dell’individuo, come quello di non rovinarsi la vita seguendo regole che non gli appartengono. Escludo quindi a priori PD e PdL. Cosa resta? La Destra e la Sinistra Arcobaleno. Il mio background è di estrema sinistra, al limite dell’extra-parlamentarsimo. Tuttavia molti miei riferimenti culturali sono prossimi alla cosiddetta Destra Sociale, cioè quella estrema. Anche perché i suoi esponenti sono gli unici a levarsi fieramente contro il male del secolo, ovverosia l’ipocrisia del Buonismo e della Non-Violenza. Però ci sono delle cose dei Fascisti che mi stanno davvero sul cazzo, in primis il nazionalismo. Ma perché dovrei preferire l’italica mediocrità a quella molto meno orgogliosa di tante altre culture? Cos’hanno gli Italiani di così bello da preferire sé stessi rispetto ad altri popoli? I monumenti? Sì, che neppure conoscono…insomma, mucchi di pietre per loro senza nome, ma significativi per molti stranieri che loro disprezzano. Eppoi…tutta questa paura del diverso…negri, froci, mussulmani, cinesi…cosa c’è da difendere?funeraria Quali sarebbero i valori messi in discussione da queste realtà emergenti? Un privilegio economico nascosto da una precaria, ma sbandierata, identità culturale. Quindi…non mi interessa. Passiamo a Sinistra (già, perché tralascio i Leghisti che, oltre ad appoggiare il PdL, rappresentano la cassa di risonanza di tutta l’ottusità provinciale e anacronistica della nostra nazione). Qui ho le idee meno chiare. Dunque, escludo la Sinistra Critica, un’accolita di imbecilli che, privi di idee proprie, cavalca l’onda dell’opposizione al Governo Prodi per crearsi un ruolo artificioso. Passiamo alla Sinistra Arcobaleno. Dunque, il nome mi repelle, ma ha un senso. Avrei preferito Sinistra del Caos, o qualcosa del genere. Mi accontento. L’Arcobaleno rappresenta la diversità, l’insieme dei fenomeni sommersi, cioè l’insieme delle alterità rispetto al pensiero dominante. Froci, precari, lesbiche, ecologisti, comunisti, femministe, no-global ecc…ecc…Sono certo che in mezzo, da qualche parte, ci sto pure io, che non sono nessuna di queste cose. E molte componenti del programma mi interessano: il precariato, la politica estera, la difesa, in genere, dei diritti delle vittime dei processi economici in atto, una visione decisamente laica dello stato, una spiccata attenzione al movimentismo, alle piazze, alla base. Una soluzione unica che interpreta una sensibilità condivisa nel paese, fottendosene del solito ricatto del maggioritario, la manfrina che ci ripetono da quindici anni: “se non voti per noi, sprechi il voto e rafforzi Berlusconi”. Personalmente mi sono rotto il cazzo di mettere il buon Silvio al centro della vita politica del Paese; non tollero che tutto ruoti attorno a lui. C’è dell’altro. Beh, in linea di massima mi ritrovo nell’Altro sostenuto dalla Sinistra Arcobaleno. Ma…non mi piacciono gli uomini. Quel Bertinotti e quegli altri tutti che se ne sono stati buoni buoni a ingoiare merda fin tanto che erano forze di governo (salvo poi venir ingiustamente e strumentalmente accusati da Veltroni di essere la vera causa della caduta di Prodi…). E che adesso cosa vorrebbero fare? Racimolare un po’ di voti sbandierando in  muso all’elettorato un coacervo di ideali con cui hanno ampiamente dimostrato di non saper essere coerenti? E allora che si fa? Ferrando? Beh, ha il coraggio delle sue idee. Senza dubbio. Espulso da Rifondazione perché ha parlato di Resistenza del popolo Irakeno. Cioè perché ha detto quello che tutti sanno ma che nessuno può permettersi di dire. Un merito che andrebbe premiato…Gli è che…non sono comunista, cazzo! Vorrei, ma non posso. Cioè, l’analisi va bene, è tendenzialmente precisa, efficace, illuminante e veritiera…ma la prassi…tutto quel demagogico operaismo di maniera, il disperato bisogno di recuperare un abortito culto della personalità (Trotsky al posto di Stalin), il continuo richiamo a una base che tende a non esistere più…Sì, certo, sono intelligenti, direi intellettuali, ma sono politici? Che faccio, ragazzi, che faccio? Niente…penso alla gente che vota…a chi vota per chi…a chi vorrei incontrare al bar…a quelli con cui ho qualcosa da condividere…a chi mi pagherebbe da bere se non ho soldi…a chi capirebbe le mie delusioni…a chi s’indignerebbe con me…cosa votano questi? Credo che votino Sinistra Arcobaleno, e lo farò anch’io. Perché non amo chi andrà in Parlamento grazie al mio voto, ma spero ancora che la base conti qualcosa, alla faccia del Centralismo Democratico, che l’anima di bronzo di Bertinotti ha riportato in auge.

democristiana

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Postato da: ministroodio - sabato, 29 marzo 2008 - 07:09

Exsurge Domine, Dite Pater:

tibei commendo uti semper ego odio sim

hominum generi.

 

(Antica evocazione pagana)

 

 

 Diavolo-1

 

 

Io sono il “Diavolo”, per quello che significa. Diciamo che, a quanto mi risulta, in qualunque punto del pianeta sono noto con questo nome o, meglio, con il suo corrispettivo anglosassone, “Devil”, più vincolato all’ineludibile implicito “evil” che alla filologicamente solida derivazione greco-antica. Miracoli della globalizzazione…Ho indossato infinite maschere, ed esistono molti più diavoli che capelli. Sono stato associato, iconograficamente, alle peggiori visioni reperibili nel limitato e ingenuo immaginario umano; tutto quanto, nelle diverse epoche e civiltà, vi era di ripugnante, pauroso, inammissibile o deleterio è stato accostato nel nobile sforzo di costruirmi una maschera adeguata. Culti emergenti mi hanno ricoperto dei panni di religioni decadute, sicché a tuttoggi le vesti che mi sono proprie si rifanno a una tradizione scomparsa: gli zoccoli di Pan, il tridente di Nettuno, le corna di Dioniso…come se anche la tradizione classica fosse univoca e univocamente codificata…ma si sa, la pigrizia delle umane facoltà è tale da rendere il mondo intero, in tutta la sua complessità, come un disegno ragionevolmente prossimo alla percezione antropica della realtà. Se di una cosa vado fiero, è l’innumerevole quantità di nomi, soprannomi, cognomi, nomignoli ed epiteti che mi sono stati affibbiati. L’uno più suggestivo dell’altro. “In principio era il lògos”…recita una delle tante Scritture a disposizione dell’incredulità umana, ma la “parola” è il mio regno, e mi compiaccio di quante parole siano state coniate in onore della mia “persona”, non ultime quelle che andate leggendo. Mi pasco di questa ambiguità, grazie alla quale mi posso celare dietro ai discorsi, mentre Dio, detto l’Indubitabile, vacilla incerto dietro al Silenzio del Dogma. Nessuno osa parlare di Dio, solo delle sue leggi. Ma tutti parlano di me, che non giudico mai nessuno. Perché? Perché gli dei, soli o male accompagnati, sono solo risposte irrazionali a bisogni concreti. E io sono il Male, cioè il bisogno. Ne deriva che io esisto, e di me si può parlare all’infinito. Dio, la risposta, è un’illusione, come tutte le risposte. Ed è meglio non discuterne troppo. Io, forse, farò le pentole senza coperchi, ma i coperchi inventati non fermeranno la zuppa che trabocca sui fuochi delle vostre cucine sino a spegnerli. Sì, perché la gente prega Dio, ma evoca me…Io non ho paura di mostrare la mia faccia, perché io una faccia ce l’ho. La vostra.

 

Giacché io sono l’Avversario, ma voi non sapete da che parte stare.

 

diavoloE io sono nato anche prima. Quando avete iniziato ad avere paura. Quando la posizione eretta vi ha reso giustizia, mostrandovi l’immensità che vi circondava, e capiste quanto eravate minuscoli. E tutto vi faceva paura. Come adesso.

Allora guardaste in alto. Il fulmine che vi diede il primo fuoco. La pioggia che vi dissetava, e nutriva ciò di cui vi nutrivate. Gli uccelli che cacciavate. Là poneste il vostro Dio, il Sole. E quella dea che vi consolava materna dalle minacce delle tenebre: la Luna. Io giacevo nascosto, la minaccia imprevista di una serpe, di una fiera in agguato, di un male inguaribile…i nemici delle tribù rivali, demoni, mascherati da demoni per farvi ancora più paura. E da demoni vi mascheraste anche voi, perché ogni guerra porta la maschera del demonio. Non avete ancora cessato di combattere, e di chiamare “diavoli” i vostri nemici.

Il primo potere che conosceste proveniva da Dio, e i sacrifici servirono a placarlo. Demoni gli avversari di tale potere, potenti perché sconosciuti: se avessero potuto spiegare le loro ragioni, avrebbero cessato di essere malvagi, e il vostro potere avrebbe cessato di esistere. Ridotti al silenzio, i demoni perdurarono, e perdurano nell’odio e nell’ostilità.

Demoniaco era lo straniero, il barbaro, e demoni i suoi dei. E demoni i vostri per lui. Ogni guerra si fece uno scontro tra Dio e Diavolo, e tutti combattevano dalla parte di Dio. Come adesso.

Poi arrivò il Dio unico, e con lui l’unico pensiero. Il Dio lògos e la sua inoppugnabile ragione. Nel segreto l’Avversario si pasceva dei vostri errori. Finchè la ragione divenne il vero Nemico, e ancora oggi meglio non pensare, meglio non parlare, meglio dire ciò che dicono tutti, che dire dell’Altro è dire di Me.

 

Giacché io sono l’Avversario, ma voi non sapete da che parte stare.

 

Accadde un giorno, neppure tanto tempo fa, che divenni il Principe di Questo Mondo. Il Male l’unica regola, il Bene l’unica risposta. E ogni potere comportò il trionfo nominale del Bene, il perdurare silenzioso del Male. Silenzio, Buio, Mistero, Segreto, Alterità, Indicibile Bestemmia, Rimozione, codesto il mio Regno; voi pensiate sia una prigione, ma di qui io tendo i miei tranelli, e non ho ancora incontrato qualcuno in grado di sfuggirvi. Voi pensiate il nomarmi sia un insulto al vostro Dio, e non capite che il nome di Dio paralizza la Sua stessa azione riconducendola al potere della Parola, che è il mio.

eclisseChiesa ed eresie, più di un millennio di Storia, la vostra Storia. E le vostre parole mi hanno fatto dominare su entrambi i fronti, con Dio sempre più remoto, cacciato dalla violenza delle vostre inumane vendette. E le fedi di oggi, secolarizzate come un tempo, come un tempo asservite ai più disparati poteri, pensando di combattermi si limitano a combattersi tra loro. Perché io ho mille nomi, e Dio uno soltanto. Ponete il Male fuori da ciascuno di Voi, negli Altri, e gli Altri fanno lo stesso con voi. Per me non cambia nulla: io sono ovunque. E Dio sempre più una parola vuota, una risposta taciuta, il vero Silenzio. Disse un mio vecchio amico: “la più bella astuzia del diavolo è convincervi che lui non esiste!”. Certo, e così agire indisturbato. Ne consegue che la più grande idiozia di Dio è voler a tutti i costi convincervi della sua forza, costringervi ad abdicare a voi stessi rimettendovi alla Sua forza. Ma se io non esisto mi rafforzo, mentre lui, come me sostanziato della vostra fede, perde smalto ad ogni preghiera. Io sono la Responsabilità, la Conoscenza, il Potere, e giaccio sornione nella Tenebra. Lui, abbagliante nel suo candore, illuminato artificialmente come una puttana sotto a un lampione, resta al di là delle vetrine, sogno irrealizzabile delle vostre anime indifese.

 

Giacché io sono l’Avversario, ma voi non sapete da che parte stare.

 

Eppoi…i miei adepti, quanti dichiarano non tanto di credere in me, quanto di confidare in me,massoneria di adorare me, di perseguire il mio nome. Ce ne sono di svariate razze. Come cani, alcuni sono lupi, altri botoli col fiocchetto. E avanzano organizzati in una perfetta struttura piramidale.

La massa di coloro che agiscono sotto le mie bandiere, la base, è costituita da una masnada di inguaribili, disgustosi romantici, discepoli di Milton e della sua tragedia per adolescenti. Gente che mi evoca perché ha perduto il Paradiso…già, come se per loro ce ne fosse mai stato uno. I Ribelli…sciocchi, sventati, ritardati. In perfetta dialettica con quanti li condannano, vivono di condanne, si pascono di pregiudizi, esaltano quegli stessi attributi per i quali i loro “avversari” maledicono la mia memoria. Trogloditi, ascoltano e suonano musica per trogloditi, e come trogloditi si vestono. Affermano così la loro ipocrita diversità, come se servisse travestirsi da clown per stravolgere una predestinazione genetica. Le sette, i ritrovi giovanili, i balletti di femmine desnude nei boschi, le evocazioni nei castelli diroccati…tutta una congerie di tradizioni mal digerite, poco approfondite e tratte in gran parte da fonti contaminate.

Poco sopra si collocano i propagandisti, quei divertenti giocattoloni che rimescolano ad arte simboli e messaggi con il chiaro intento di pascere le numerose bestie del primo gruppo. Penso ad esempio ai miei amici massoni, e a chi, come loro, pur senza credere in me, alimenta il calderone dei segni dandomi forza e compattando i miei eserciti. O a quanti, esperti operatori di marketing, lavorano a livello subliminale per minare le fondamenta del pensiero unico, diffondendo menzogne antagoniste rispetto alle menzogne ufficiali, saturando le coscienze di dubbio, e quindi di inerzia, e quindi di fiamma pura, incorrotta. Di questi sottoufficiali molti sono scrittori, musicisti, attori, politici, pittori…insomma, operatori culturali. La ricombinazione di elementi della tradizione asservita all’incremento dell’ambiguità, il carisma individuale orientato a oscurare la luce accecante dell’opportunismo dominante, il genio del distruttore di certezze, l’unico possibile. A tutti costoro spetta il compito più lieto: diffondere a manciate l’idea ossessiva che vi sia un Mistero su cui riflettere.

setta

Eppoi al vertice gli ultimi, ossia i Primi, i Burattinai. Quanti hanno capito. Quanti sanno. Il loro sapere è naturalmente esoterico. Non scrivono, non parlano. Il loro sapere li ha portati all’afasia. Sanno. Sanno che qualsiasi loro azione è mia, sanno che io albergo in loro. Sanno che la mia verità è l’unica possibile, credibile, attuabile. Il loro Silenzio emana potere, che si riflette sui loro sottoposti. Sono i serbatoi della mia vocazione. Il loro Odio è talmente distillato da bruciare ogni pensiero, ma a loro pensare non serve: privi di identità, sono i miei occhi sul mondo, occhi fatti più per illuminare che per guardare.

 

Giacché io sono l’Avversario, ma voi non sapete da che parte stare.

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Postato da: ministroodio - martedì, 25 marzo 2008 - 10:20

Lo scandalo è unanime! L’Impero del Male, prestigioso titolo ereditato dalla Cina dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si accanisce con inusitata violenza contro l’inerme popolo tibetano che, con la forza dei Giusti, chiede il riconoscimento della propria autonomia. Stampa e televisione si prodigano a sensibilizzare l’opinione pubblica contro questa immonda carneficina e le masse, al solito, rispondono levando il loro grido belante ma deciso nella condanna. Persino Antonella Clerici, famosa politologa, dal trespolo variopinto del suo quotidiano varietà di aggiornamento per casalinghe, che mi voglio immaginare devastate dall’alcol (mi riferisco a “La Prova del Cuoco”), leva i suoi accorati lai rintuzzando un ospite cinese, che peraltro parrebbe un po’ tonto, e invitando le autorità dello Stato a intervenire. Se si mobilita Antonella Clerici il problema deve essere davvero grosso…

scontri 2

CAZZATE! L’ennesima cazzata. Allora…un po’ di storia, prima.

Olimpiadi di Monaco del 1972: un commando di terroristi palestinesi assalta il villaggio olimpico, presso la sede degli atleti israeliani, ne uccide due e ne rapisce nove. Interviene la polizia tedesca: una strage; morti tutti gli ostaggi e i terroristi. Unanime la condanna contro i terroristi palestinesi, emuli peraltro, nelle loro giuste rivendicazioni, di quegli israeliani che per primi, con Ben Gurion, affilarono le armi del terrorismo moderno.

Olimpiadi di Mosca del 1980: Stati Uniti, Canada, Germania, Norvegia, Cina e altri paesi dell’America Latina boicottano l’evento per condannare l’intervento sovietico in Afghanistan, contro quegli stessi talebani, all’epoca finanziati dagli States e persino alleati di Rambo nel terzo episodio della saga, contro cui poi l’intero Occidente si leverà nel 2001, 22 anni dopo.

Olimpiadi di Los Angeles del 1984: i paesi del blocco sovietico ricambiano il piacere e non impiegano negli States i loro pompatissimi atleti.

Veniamo ai giorni nostri. La Cina, partner economico ineludibile di tutto l’Occidente. Deve ripulirsi l’immagine. Sicchè l’Occidente le affida il compito di ospitare la XXIX olimpiade dell’era moderna. Lo sforzo della Cina è immane, sul piano delle strutture e della sicurezza. Una mobilitazione di massa, più o meno coatta, atta a garantire il regolare svolgimento delle gare: è una questione d’immagine, importantissima, tesa a gettare un ponte tra Occidente e Oriente, non tanto per ragioni culturali quanto, ovviamente, nell’ottica di rinsaldare le logiche del mercato globale. Ecco che, per l’ennesima volta, un’Olimpiade diventa una vetrina politica. E i Tibetani ne approfittano con un’insurrezione organizzata a regola d’arte. Con tanto di provocazioni violente condannate in primis dallo stesso Dalai Lama, notoriamente alfiere della non-violenza. La repressione non si fa attendere. Ovviamente. E cosa doveva succedere? Se gli indiani nativi americani si rimettessero a uccidere qualche grasso petroliere di passaggio, come reagirebbe la democrazia statunitense?

Come hanno reagito a Genova i nostri politici di fronte alle proteste contro il G8? Sospendendo le regole della democrazia, imponendo una sorta di legge marziale, picchiando indiscriminatamente, torturando, censurando e limitando la libertà di informazione, insabbiando i processi (che risbucano solo in campagna elettorale…).

Eppoi…da che pulpito questa condanna di tutto l’Occidente…noi che abbiamo invaso un paese, noi che in barba alla Convenzione di Ginevra arrestiamo i prigionieri di guerra, li recludiamo a Guantanamo, li torturiamo nelle maniere più efferate, li priviamo di ogni assistenza, sanitaria o legale che sia, e impediamo a qualsiasi organo internazionale, persino alla Croce Rossa (si badi bene, la Croce Rossa, non Emergency o Medici Senza Frontiere…) di entrare a vedere cosa succede…

Scontri

Ma andate a cagare! Voi e la vostra acritica capacità di scandalizzarvi per ogni gattino ucciso o cucciolo di foca ferito! Voi, tutti persuasi dalla santità di una tonaca rossa! Voi, pervasi di buonismo New Age! Voi, incapaci di relazionare fatti o eventi a una prospettiva anche solo un po’ più ampia del teleschermo con cui siete così bravi a dialogare!

Nell’ottica del Teatro dell’Odio dovrei incitare le autorità cinesi al massacro dei monaci tibetani, ma non lo farò, perché odio di più voi e la vostra ipocrisia.

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Postato da: ministroodio - venerdì, 14 marzo 2008 - 09:44

Discutere di aborto è tornato di moda. Quello dell’interruzione di gravidanza è un tema cardine nell’eterno conflitto tra coloro che vorrebbero erigere al di sopra dello Stato una sorta di teocrazia (ma poi, Dio dov’è finito?) e quanti, viceversa, in nome di un’idea anacronistica e illuminata di stato laico, pur senza scalfire minimamente il potere dei sacerdoti del nostro tempo, vorrebbero mendicare alcune garanzie per quegli sventurati che non si riconoscono nei valori dominanti.

aborto

La battaglia per la difesa della legge 194 è persa in partenza. La Chiesa fa il suo dovere. Mobilita risorse, scuote l’opinione pubblica con il linguaggio che gli è proprio, quello del dogma, rifiuta un confronto fondato sul buon senso, infiltra i propri emissari in ogni spazio della politica italiana, arma e benedice bellicosi crociati dell’opportunismo (Giuliano Ferrara docet). La Chiesa è all’altezza della situazione. E vincerà la sua battaglia. Se non su di un piano legale, di certo su quello etico. Si moltiplicheranno gli obbiettori di coscienza, abortire clandestinamente tornerà comunque a essere una prassi più comoda ed efficace rispetto alle umilianti trafile che attendono al varco la malcapitata che volesse agire nella legalità. Questo perché…non esiste, per la Chiesa, un avversario preparato al confronto. Non esistono gli abortisti. Non hanno voce. Non parlano. Non si sentono. L’utero non è più di nessuno. strage

Se i difensori della 194 e i suoi avversari partono da presupposti comuni, è evidente che qualcosa non va. Tutti si appellano al rispetto della vita e della dignità umana, e tutti ritengono che questi due elementi vadano necessariamente a braccetto. Il problema è antico quanto la società e i poteri che la controllano: è il Potere che decide ciò che è bene ed è male, salvo poi determinare le eccezioni a proprio uso e consumo (guerre, alienazione di massa coatta, sfruttamento, ridimensionamento dell’esistenza a pochi imperativi inoppugnabili, negazione di ogni complessità o problematicità….). E soprattutto oggi è sempre il Potere (non quello monolitico del Grande Fratello, bensì quello parcellizzato e diffuso di foucaultiana memoria) a stabilire le regole e i termini di ogni confronto. Nella finta democrazia in cui viviamo si possono dire solo due cose: non è MAI possibile abortire, è TOLLERABILE che in casi particolari qualcuno possa abortire (sempre che il medico sia favorevole a ciò). Non si può dire, e quindi nessuno dice: IO SONO FAVOREVOLE ALL’ABORTO. Eppure un’ampia diffusione di questo principio sarebbe l’unica possibilità di spuntarla sulla spudorata prepotenza ecclesiastica. Il “rispetto della vita” inteso come lo intendono i biechi protagonisti del dibattito sulla 194 è un’istanza grottesca. La prospettiva di tornare a criminalizzare il povero Onan, se ci pensiamo, è davvero tutt’altro che remota.socrate Abbasso le seghe! W l’uranio impoverito! Non mi soffermo neppure un istante, invece, sull’idea di “dignità della persona”, visto che NESSUNO di noi, esseri formati e adulti, a meno di un patologico eccesso di tracotanza, può considerarsi trattato dignitosamente. Da chicchessia. Ma insistere come lemming ubriachi sul principio del rispetto della vita produce un effetto deleterio: anche protette dalla 194, le donne che abortiscono sono condannate a scontare la propria pena, di fronte agli altri e, cosa ben più grave, di fronte a sé stesse, per l’intero corso della loro vita. Parlo per esperienza. Un aborto rovina la vita di una donna. Squilibri ormonali, certo. Ma qui non si tratta di natura: se il diritto alla vita fosse garantito naturalmente la biosfera sarebbe implosa da tempo. Si tratta di cultura, di condizionamento sociale. Qualsiasi donna che interrompa una gravidanza vive la propria scelta come una grave colpa, e questa colpa scava nella sua personalità fino a diventarne un ospite indesiderato quanto ineludibile. Perché la donna nasce per dare la vita. Secondo tutti noi. Anche secondo i difensori della 194. E una donna che si rifiuta di dare la vita si sentirà per sempre una donna a metà. Per compensare la propria deficienza adotterà diverse strategie. Spesso incomincia a darla via a tutti per riaffermare la propria femminilità, o per punirsi ostentando davanti a sé stessa la propria immoralità. Trattata collettivamente come una criminale, da criminale inizierà a comportarsi. O a sentirsi. E invece…

mimosa

Io sono favorevole all’aborto. Indiscriminato. Volontario. Lo incentiverei. Lo premierei. Io sono contrario alla riproduzione umana, specie qualora essa dovesse significare il perpetuarsi della nostra civiltà, e delle sue innumerevole patologie. Già Socrate indicava come scopo supremo dell’essere umano quello di presentarsi sereno di fronte alla morte. Questa serenità rappresenta la sfida di una vita intera. Una sfida inutile e tragica. Spesso fraintesa e tramutata in una deleteria cupio dissolvi. L’unica dignità che riconosco all’essere umano consiste nella sua capacità di elaborare strategie in grado di favorire ed esaltare tale tragedia. Io sono grato alle donne che abortiscono. In un mondo in cui la vita è dialogo con la morte, e la dignità ricerca disperata di verità.

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Postato da: ministroodio - giovedì, 28 febbraio 2008 - 11:17

norimberga

I comizi dell’oltreuomo

Da balconi sospesi su echi di applausi

Evocano parate struggenti,

miliziani di gesso frantumano sogni:

non più uomini ma falangi.

Dure e compatte, onde di carne

Che sublime travolge macerie

Inneggiando al florido potere.

Lo amo, amo le univoche grida

Di pedine gagliarde nelle mani

Di antichi dei celti, amo la guerra

E lo sterminio delle razze: è tutto

Come rilucente, come glaciale sguardo

Di un dio-esteta su ciò che fermenta.

Amo la perfezione infranta degli eserciti

Ma io contemplo, e non combatto,

Poiché amo la morte e morto infine

Non potrei (credo) amarla. Amo

Lo sfascio dell’ente in rivoli neri

Di frenetiche pulci affamate. Amo

Dio e la mano multiforme che

Sempre plasma creature difformi

Lasciando per sé la perfezione. Amo

Essere un dio e abbattere i templi

Dormendo puro di cuore

Fra le scarne braccia e i caldi sguardi

Di chi infinitamente amo.

QuartoStato

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Postato da: ministroodio - sabato, 23 febbraio 2008 - 11:04

Carlo Delio Galimberti - La Caduta dei GigantiPoi rinvenni, un istante prima di morire, per spalancare porte e finestre; mi spogliai e il fiume di uomini liberi si arrestò. Tutti mi videro entrare in una porzione di quell’enorme fiamma che arroventava la città intera, con il suo cielo drogato; e in essa mi adagiai, ed essa mi condusse fuori, e io divenni lei. Come folle d’amore precipitai in mezzo alla mandria di uomini, e li amai tutti – stritolandoli in un abbraccio incandescente; le loro urla mi dannavano, ma di volta in volta divoravo le loro anime e quella gente fu in me. Divenni un gigante, di fuoco, e quando tutto fu distrutto, il cielo accartocciato su sé stesso a mostrare il resto, la città incantata dalla vitalità di ceneri agitate dal respiro troppo affannoso di quel nuovo mondo, gli uomini ridotti a informi pozzanghere di nebulosi, indistinti pensieri, me ne andai. Raggiunsi i miei fratelli e tutti insieme tornammo nel nostro amato paese; ma la minaccia degli dei pesava su di noi; eravamo malvagi, e dovevamo espiare il debito al sacro equilibrio che regge le sorti dell’universo. Il cosmo reclamava impaziente ciò di cui l’avevamo privato, e volle ingoiarci in sé e fummo fatui tanto da non essere più. Né più fummo, ma, lacerati dal cancro dell’inconsistenza, scaturimmo da noi stessi come implacabili fiumi di niente; fu così che, fuggiti dal cosmo, fummo ancora, e questa volta per sempre. Disorientati da una libertà mai sperimentata ci stringemmo gli uni agli altri, e né più eravamo uomini né più eravamo donne e danzavamo in principio tutti in cerchio, sbandierando nel vuoto attorno a noi lembi di spirito che nessuno aveva mai visto. La paura scomparve, fu musica ovunque, la nostra danza a essa donava la consistenza necessaria a creare; ma nulla fu creato eccetto un’onda di purezza che attanagliava ogni nostro gesto. E ci sfiorammo per poi prenderci per mano e ancora una volta stringerci gli uni agli altri ed essere Uno. Noi, privati di tutto, volevamo dell’altro; andati indietro fino a lasciarci alle spalle l’inizio stesso, volevamo dell’altro. Allora volli creare, almeno tornare indietro di quel tanto sufficiente a salvare qualche cosa; mi ritrovai uomo tra gli uomini a domandare: È DI QUESTO MONDO LA PACE?

imperatoreLa folla ruggì, voi tutti imprecavate contro di me; ebbi a dire, quando ero un capo tra i capi, che non vi era pace se non tra due guerre, che non vi era pace se non nella morte. E tutti voi volevate sapere che cosa fare di questo mondo, volevate sapere se ce n’era un altro; non potevo saperlo: io, di certo, non ero di questo mondo (né lo sono ora), ma non ne conoscevo altri. Risposi:

“Un tempo combattevate, non avevate motivi per farlo. Odiavate la pace che regnava sui vostri campi abbandonati, sulle vostre famiglie massacrate, su terre lontane abitate dai fantasmi del pensiero. Un tempo voi uomini combattevate e gli dei giocavano; ora che fate? Guardate in voi stessi e non vedendo nulla volete essere voi stessi; cercate di andare lontano, dove vi porta un cuore che da tempo si è fermato; pensate che gli attimi crescano sugli alberi, e li cogliete già saturi della vostra volontà. Il passato non vi ha lasciato nulla, né voi potete creare; gli dei dormono da tempo, annoiati dalla mediocrità che si guarda allo specchio. È finito il tempo delle rivoluzioni, nulla più può essere fatto, nulla è stato fatto; non siete potuti fuggire dalle leggi che avete creato: potevate solo demolirle. Molti di voi lo hanno fatto, si sono ribellati, hanno negato, hanno bruciato le città e sé stessi.  - Brucerò! – gridavano; e sono morti. Che cos’è un mondo senza che la volontà possa plasmarlo a proprio piacimento? È questo che vedete: cenere. Io vengo a portare ancora fuoco! Ma voi siete solo cenere; per questo io vi dono il fuoco eterno, la fiamma che non divora né distrugge ma in sé vive e crea. Siete vuoti come carcasse nel deserto; tali resterete, ma avrete paura; sarete terrorizzati da ciò che non conoscete: avete voluto eliminare il ventaglio delle possibilità, negare la vostra sopravvivenza; ma un’altra vita è spuntata, su voi ha messo radici…ne siete solo l’inizio! Tutte le vostre chimere, le rappresentazioni filmate e montate con così tanta cura sono andate perdute negli incendi; ora tutto ciò che siete è fuggito dalle vostre coscienze, e voi siete niente, suonate come vuoti!”

L’intera sala si svuotò all’istante, come se gli occupanti, assaliti dal rimorso di non essere, cercassero altrove i propri corpi.

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Postato da: ministroodio - mercoledì, 06 febbraio 2008 - 17:53

Un mio caro amico, nonché collega, noto purista rispetto a tutto ciò per cui ha ancora un senso essere puri, mi dice che legge i miei interventi sul blog in relazione alla loro brevità. Ben venga. In suo onore posterò un intervento coinciso. E, di conseguenza, apparentemente fatuo.

fumoEcco la fatuità: vogliono abolire i funghi a gas che consentono a noi poveri fumatori braccati di riunirci come animali colpiti dall’ostracismo fuori dai locali per trovare un minimo di calore ristoratore mentre consumiamo la nostra malsana passione. Eggià…prima la mega-stronzata del fumo passivo…che ha comportato non solo il divieto di fumo nei locali pubblici ma, cosa ben più grave, il divieto di aprire locali per fumatori (come dire, il passaggio da una legge ingenuamente garantista a una dichiaratamente proibizionista). Poi il giochino di parole: “abolito il fumo sui treni”…già…non ho mai fumato in vita mia “sui treni”. L’unica cosa che hanno abolito è stato il vagone fumatori. Altro provvedimento proibizionista. Eppoi…i soldi dei contribuenti spesi per promuovere campagne contro il fumo…i soldi delle scuole spesi per invitare sedicenti “esperti” che spieghino agli adolescenti i danni derivanti dal fumo…le classifiche in cui ogni cancro viene considerato causato dal fumo, attivo o passivo, per cui “ogni anno il fumo fa più vittime degli incidenti stradali”…le leggi liberticide non a caso promulgate nei paesi ispiratori della nostra democrazia, come negli States, dove addirittura determinati film non vengono prodotti se gli attori fumano davanti alle telecamere. Ma proprio ai fumatori dovevano rompere il cazzo? Lo fanno per la nostra salute?

artaudCioè per risparmiare i soldi dei contribuenti? E proprio con le sigarette su cui hanno il monopolio dovevano iniziare? Per poi dar vita a quei fenomeni di isteria collettiva per cui la vecchietta fetida di suo, ma resa ancor più fetida da un profumo ammorbante acquistato in un discount, riesce a darti del drogato perché una sua finissima nervatura olfattiva percepisce uno sbuffo della tua sigaretta alla ragguardevole distanza di tre o quattro metri…Innescare una psicosi collettiva contro il fumo di sigaretta, dare inizio a una caccia alle streghe contro i fumatori, favorire le loro bronchiti togliendo i funghi a gas dall’esterno dei locali pubblici, diffamarli…cui prodest? Ma, cazzo, viviamo nel  mondo di Kioto, degli OGM, delle macchine che più benzina consumano più il mercato è contento, degli insetticidi, dei pesticidi, del buco dell’ozono, dell’effetto serra, dello scioglimento dei ghiacciai, della diffusione incontrollata di perniciose sostanze radioattive, e devono rompermi le palle proprio sulle sigarette? Ok, da qualche parte bisogna pur iniziare, ma non vi sembra un po’ strano questo incredibile dispendio di risorse, a livello internazionale, per mettere alla gogna un vizio piuttosto veniale e innocuo, specie a confronto con i crimini di massa che quotidianamente vengono perpetrati nel silenzio generale? Personalmente, mi sa di specchietto per le allodole. Vorrei smettere. Ma non posso. Perché? Perché trenta sigarette al giorno per sedici anni mi hanno reso completamente dipendente? No. Perché sono un debole? No. Perché non rispetto me stesso e chi mi sta intorno? No. Non smetto perché mi fa schifo dar ragione a questa pervasiva ipocrisia salutistica, che alimenta non so quale mercato e che va a tutto favore di coloro che nascondono i loro inenarrabili crimini dietro ai peccatucci del prossimo. Così se schiatto di cancro o di ictus sarà colpa loro, non mia. Una sigaretta è di per sé una cosa meravigliosa: rilassa, aiuta a concentrarsi, dona esponenti alla bellezza di un momento, si configura come una liturgia pagana, rappresenta un’interlocuzione necessaria in un confronto dialettico che si vuole approfondito ecc. ecc. Se in più mi vedo costretto a riconoscerle un significato antagonista rispetto all’idiozia dominante…ogni sigaretta diventa più buona, ogni inalazione di nicotina più giusta, ogni colpo di tosse più sacro di ogni menzogna che vogliono raccontarmi. Il fumo passivo…e io dovrei credere che una mia sigaretta, o il fungo sotto al quale cerco calore e riparo, inquinano di più dell’ipocrisia di chi li vuole vietare? Già. Mi spiace per il mio amico, non sono riuscito a essere abbastanza breve neppure su di un argomento fatuo come questo. Peccato se non mi leggerà. Lui  non fuma, ma potrebbe iniziare. Vi rivolgo una preghiera: non commentatemi con viscidi autobiografismi del tipo “mia nonna, mia mamma, mia sorella è morta di cancro perché fumava o perché il suo vicino di casa fumava”: la vostra casistica è ininfluente, non solo rispetto ai casi di cancro di non fumatori che potrei citarvi, ma soprattutto a confronto con le vittime civili del conflitto irakeno. Non so a voi, ma a me questo basta.

Nella categoria : comizi
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