Postato da: ministroodio - giovedì, 15 maggio 2008 - 08:33

Ripropongo oggi un vecchio intervento, introduzione quanto mai opportuna e necessaria al testo scaricabile da ora su www.teatrodellodio.splinder.com, ovverosia Amleto.

Alas, Poor Yorick! - detail

Amleto è il teatro. Il Teatro dell’Odio è odio. Si impone una rilettura integrale della pièce shakespereiana, in quanto contenente animi, simboli, strutture, contesti e parole in grado di costituire, opportunamente reinterpretati, la summa delle istanze del Teatro dell’Odio. Non si vuole attribuire al Guglielmo elisabettiano nessuna profetica dote di precursore; estranee all’opera di riuso saranno ogni sorta di contestualizzazione storica, psicologica o filologica del testo di partenza. Il testo è dato. Ricrearlo lasciandolo immutato, novelli Pierre Menard, è il compito che ci prefiggiamo. Abbandonata come inutile puttana l’allegoria, lasciata ai sacerdoti dello status quo l’anagogia, l’approccio figurale consacra il Principe di Danimarca come mascotte della nostra Sacra Rappresentazione, il Cristo perduto, il più umano che divino, l’Uomo totale che lascia a Dio l’Altro.

Per sommi capi:

1)     Amleto crea la magia dell’odio, riducendo la propria intera esistenza a elemento di dissacrazione, sospetto, derisione, contraddizione, morte. In una progressiva discesa negli inferi della finzione, la sua follia assurge a santità nella messa in scena dell’omicidio paterno, laddove il Teatro dell’Odio aspira a un palcoscenico in cui si narri del delitto che ogni spettatore ha commesso contro sé stesso.

2)     Amleto incarna l’ideale aristocratico e antistorico che lo conduce a assumersi pienamente la responsabilità del suo disegno catartico.

3)     Del “tutto il resto è silenzio” si pasce l’esaurimento del Male.

4)     Del “c’è del marcio” si pasce l’aspirazione al Bene.

5)     Il fantasma…spirito benigno o maligno…nessuno lo sa. È solo il richiamo a qualcosa che non essendo più non è mai stato, e quindi va vendicato, o ri-vendicato.

6)     La madre, la vita stessa, la condicio sine qua non, colei che si ama con testa, gola, cuore, stomaco e cazzo. Colei che tradisce ciò che non è perché pure deve essere. Il valore apparentemente assoluto da relativizzare con l’Odio. L’oggetto privilegiato di un amore impossibile. Ciò che si vuole ma non si può avere, l’energia di attivazione dell’Odio, il limine tra desiderio e dannazione, l’Edipo perfettamente totale. Con buona pace di Sofocle.

7)     Claudio, la storia, tradotta nel presente. Il potere che si nutre del terrore. La rappresentazione del Bene cui la vita accondiscende, cui la vita si dà.

8)     Ofelia, l’amore. La verità incarnata che va scuoiata della propria voce. Così vera da reificare la finzione dell’odio e restarne incinta. Galleggia sul panta rei a promettere il proprio trionfo nel mare dell’indefinita aspirazione. Il suo regno non è di questo mondo. Tardò a capirlo, e imparò la lingua della dannazione scordando di essere l’unica benedizione possibile. Fino in fondo ha interpretato la propria unità con la morte. Non essendo morte ma immortalità.

9)     Orazio, il testimone.

10) Rosencrantz e Guildersten, il Gatto e la Volpe; e l’Inghilterra il paese dei balocchi. Portatemi con voi, ad ammirare la fine del vostro necessario consenso. Raccontatemi le favole del potere, poiché io vi ucciderò col veleno della verità tradita. Due volte. La prima per defraudarla, l’ultima per divinizzarla.

11) Polonio, o “della comunicazione”. Ucciso come scambiato per un topo nella speranza di essere un re. La comunicazione, ciò che si vuole reale ma che è sempre altro da sé.

12) Laerte. Giuda. La vittima necessaria. L’ombra di Amleto. Amleto senza il “cedelmarcio”. Partito speranzoso verso la vita, crede a un padre che lo vuole morto, dubita di un fratello che vorrebbe solo che lui continuasse a credere, ama una sorella che viene condannata pur di non essere deflorata.

13) Jorick, il grottesco dell’ubi sunt. Potente poiché finito, dall’ipotesi delle sue labbra scaturisce il siero pestilenziale di una verità non più pronunciabile e forse mai pronunciata. Una scatola cranica su cui il paleontologo Amleto ricostruisce la propria ipotesi di legittimazione. Un passato che forse non è mai stato, ma muto di fronte alla condanna di profetizzare la distruzione.

14) “Essere o non essere”; il problema non esiste. Esiste il dubbio se essere nell’essere o nel non è.

15) Resta solo un dubbio: Amleto è? O solo incarna. Amleto è ciò che non incarna, il Teatro dell’Odio vuole ciò che non dice. Cristo è immortale solo se muore, onnisciente solo se tace, onnipotente solo se soccombe, onnipresente solo se inesistente.  

Carmelo_Bene

Nella categoria : bibliografia
Permalink - commenti (1)
Commenti
#1   15 Maggio 2008 - 23:30
 
Tu DEVI scrivere un libro. Non dico altro. Sennò ti faccio arrivare sotto casa un poster 6 metri per 6 col faccione di Ratzinger e la scritta: "Io ti voglio bene!"
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente InvisibleKid

Commenti
- commenti (1) (popup)