Propongo ai lettori del blog una bibliografia minima da cui ricavare i riferimenti teorici e culturali del Teatro dell'Odio. Di tanto in tanto, sul "sito-madre" (www.teatrodellodio.splinder.com) verrà postata integralmente una delle opere contemplate dalla bibliografia che segue.
Bibliografia minima del Teatro dell’Odio
AA.VV. –
Adorno, Theodor Ludwig Wiesengrund – Minima moralia
Artaud, Antonin – Ci-gît
Bachtin, Michail Michajlovič – L’opera di Rebelais e la cultura popolare
Barthes, Roland - Sade, Fourier, Loyola. La scrittura come eccesso
Bataille, Georges – La parte maledetta
Baudelaire, Charles – Lo spleen di Parigi
Baudrillard, Jean - Il patto di lucidità o l’intelligenza del male
Beckett, Samuel – L’innominabile
Benjamin, Walter - I 'passages' di Parigi
Blake, William – Il matrimonio del Cielo e dell’Inferno
Borges, Jorge Luis – Finzioni
Bradbury, Ray – Fahrenheit 451
Büchner, Georg – Morte di Danton
Burroughs, Wiliam – Il pasto nudo
Camus, Albert – L’uomo in rivolta
Céline, Louis-Ferdinand – Viaggio al termine della notte
Cioran, Emile – La caduta dal tempo
Crowley, Aleister – Magick
Debord, Guy Ernest – La società dello spettacolo
Deleuze, Gilles e Guattari, Felix – L’anti-Edipo
Dostoevskij, Fedor Michajlovic – I demoni
Eliot, Thomas Stearns – La terra desolata
Eraclito – Frammenti
Eschilo – Prometeo incatenato
Evola, Julius – Rivolta contro il mondo moderno
Foucault, Michel – Le parole e le cose
Freud, Sigmund – Al di là del principio del piacere
Fromm, Erich – Avere o essere?
Genet, Jean – I negri
Ghelderode, Michel de – La ballata del Gran Macabro
Goethe, Johann Wolfang von – Faust
Houellebecq, Michel – La possibilità di un’isola
Huxley, Aldous – Il mondo nuovo
Huysmans, Joris Karl – Controcorrente
Jarry, Alfred – Ubu Re
Jünger, Ernst – Il trattato del ribelle
Kafka, Franz – Racconti
Kane, Sarah - Febbre
Kierkegaard, Soren – Il concetto di angoscia
Lautrèamont, Isidore Lucien Ducasse – I canti di Maldoror
Lovecraft, Howard Philips – Storia del Necronomicon
Lucrezio, Tito Caro – De rerum natura
Lyotard, Jean-François – La condizione postmoderna
Mallarmé, Stéphane – Le nozze di Erodiade
Marcuse, Herbert – Eros e civiltà
McLuhan, Herbert Marshall – Gli strumenti del comunicare
Michelet, Jules – La strega
Miller, Henry – Primavera nera
Milton, John – Paradiso Perduto
Nietzsche, Friedrich Wilhelm – La volontà di potenza
Pareyson, Luigi – Dostoevskij
Pasolini, Pier Paolo – Scritti corsari
Poe, Edgar Allan – Re Peste
Praz, Mario – La carne, la morte e il Diavolo
Rebelais, François – Gargantua e Pantagruele
Rimbaud, Arthur – Una stagione all’Inferno
Sade, Donatien Alphonse François de – Le 120 giornate di Sodoma
Sartre, Jean-Paul – Il muro
Schreber, Daniel Paul – Memorie di un malato di nervi
Shakespeare, William - Amleto
Stirner, Max – L’Unico e la sua proprietà
Tolkien, John Ronald Reuel – Il Silmarillion
Vigny, Alfred de – Poemi
Volponi, Paolo – Le mosche del capitale
Wirth, Oswald – I tarocchi

In questo Santo Giorno, dedicato alla preghiera e alla meditazione, mi concedo un breve pensiero, neppure troppo originale, intorno al Mistero della Croce.
Personalmente non ce l’ho con Gesù, né voglio essere blasfemo, anche perché di Gesù tutto e niente si può dire: un corpo vuoto in cui sono state poste da diverse tradizioni tante di quelle anime contrastanti da disperderne il senso. Gesù è solo un simbolo. Mi stava simpatico quello del musical Jesus Christ Superstar, un po’ sfigato, strabichetto, neppure dotato di una gran voce, oscurato letteralmente dal carsima di Giuda, Simone, Kaifa o Erode, sballottato tra i capricci del Padre silente e la furia del popolo chiassoso…
Sì, insomma, Cristo è solo un simbolo, un contenitore. E ancora più simbolica è
È noto come la crocifissione sia stata una pratica alquanto diffusa nella latinità, e molti prima di Cristo sono finiti inchiodati sulla pubblica via. L’esempio celebre a cui voglio rifarmi è quello degli schiavi in rivolta contro l’Impero, capeggiati da Spartaco. Sei mila di loro, nel

Ma che succede? Mario ha vinto! Come può essere accaduto? Allora avevo ragione a mettere sullo stesso piano le Elezioni Politiche con la democrazia diretta proposta dal GF! Se non altro sul piano del riscontro. Cioè…in Italia si vota l’asse Berlusconi/Bossi per governare il Paese ma poi, quando si tratta di eleggere una figura ideale, si privilegia la franchezza senza compromesso di Mario alla faccia da “Milano da bere” di Christine, o al patetico e anacronistico richiamo ad antichi valori fraintesi di Gian Filippo, l’ultimo colonialista. E che finale è? Teresa contro Mario, fino all’ultimo. La finale dei falliti, dei poveracci, dei semplici. Si intende, televisivamente parlando. Ma ciò non toglie il fatto che sia contraddittorio riconoscersi in Mario e, contemporaneamente, voler essere governati da Silvio. Certo, le logiche del voto sono diverse. Allora forse si tratta di legge elettorale. Ne deriva la mia proposta di riforma, sempre che se ne intenda ancora parlare dopo l’indiscutibile trionfo dello Squalo Nazionale. Vi espongo il progetto di legge:
a tre mesi dalla fine della legislatura ogni forza politica sceglie un candidato premier. I candidati vengono rinchiusi in una casa attrezzata a trattenerli come ospiti per novanta giorni, costretti alla sopravvivenza (sì, ci metterei anche un po’ di Isola dei Famosi). Settimanalmente vengono sottoposti a svariate prove, anche di carattere culturale, e vincolati al confronto su specifiche tematiche politiche. Il pubblico da casa li vota. Onde evitare disguidi, ogni cittadino potrà mandare un solo sms a settimana (me lo vedo Letta a spendere un migliaio di euro al giorno in ricariche per il cellulare…). Eliminazione settimanale di un candidato finché non ne resti uno solo: il premier. I seggi del Parlamento possono venir ripartiti proporzionalmente all’ordine di uscita. Per me funziona. Se non altro ritengo che i margini di ambiguità comunicativa siano ridotti rispetto a quelli di una tradizionale campagna elettorale. Quasi quasi faccio partire una raccolta di firme…

L’entusiasmo è una condizione rara, di questi tempi. È compatibile con una dimensione privata e quotidiana, ma alquanto refrattaria alle dinamiche che stanno subito oltre la porta della mia adorata mansarda. Danilo Soscia, il mio Virgilio nell’Inferno delle Lettere, mi ha ridonato il piacere di guardare fuori dagli abbaini incrostati di guano. È appena uscito il suo libro, Condomino. Non esito a definirlo irrinunciabile. Grido al capolavoro, e vorrei avere più voce. Ho avuto, a suo tempo, l’onore di scorrerne le bozze, e lo dico solo per il merito che ciò mi procura. Mi danno a cercare le parole per rendere l’idea di quanto c’è dentro. Partirò da Danilo; è in gran parte dalla mia dialettica con lui che è nato il Teatro dell’Odio, e la sua isterica delicatezza ne ha determinato alcune connotazioni imprescindibili, come la proiezione verso il futuro, la claustrofobia del presente, l’amore per l’allegoria, il fascino delle macerie. Tutto questo c’è, in Condomino, strutturato in un percorso sospeso e gravoso, obbligato; la condizione di un soggetto sempre frainteso riflessa sulla lama della Spada di Damocle, sul cui filo corre scalzo l’autore. Questo è quanto. Compratelo.

Forse questo intervento può apparire scontato, ma non riesco a impedirmi di esprimere un’opinione rispetto al recente tour de force elettorale.
Beh, posso dirmi parzialmente soddisfatto, nel senso che la mia fiducia nel sistema democratico si è consolidata. Infatti…Mario è in finale; la gente ha capito. Il becero populismo caciarone di Lina è stato sconfitto, né il buonismo borgataro di Francesco ha avuto sorte migliore. Se anche gli occhioni imbevuti di MDMA di Christine, nel corso della finale, verranno puniti, allora saprò che vivo in un paese normale. La vittoria di Mario, auspicabile ma improbabile, coronerebbe il mio sogno: sentirmi cittadino italiano. Unica nota dolente: il trionfo di Marco ad Amici. Ma è questo il caso di fare autocritica: la trasmissione della De Filippi propone elevati contenuti artistici, e le mie umanissime, troppo umane simpatie profane non possono sperare di trovare seguito in un tale contesto. Passando alla politica, beh…il paese in mano a un giullare nano e a un paralitico affetto da priapismo rappresenta, in fondo, uno scenario interessante. Comunisti e Fascisti fuori dal Parlamento: credo sia un bene. Cosa centravano loro con QUESTA “democrazia”?
Mi prendo un breve periodo di pausa dalla rete, poichè in altre faccende affaccendato. Ci rivediamo dopo le elezioni. Mi raccomando, non siate troppo buoni in mia assenza. A presto.

Cosa vota il Ministro dell’Odio? E soprattutto: chi se ne frega? Beh, dài, concedetemelo, tutti ne parlano, perché io dovrei tacerne?
Prima domanda: perché voto? Perché ci tengo a recitare la parte della persona normale. Lo devo fare sul lavoro, con le persone che non conosco, per strada, nei bar, quando dormo…perché non nei confronti dello strano Paese in cui vivo? Anche Lui, del resto, fa la sua parte nello strano Mondo cui appartiene, né dubito che
Cosa? Beh, mi sforzo di respingere il ricatto centrista. Nel senso…è ovvio che Veltroni e Berlusconi fanno lo stesso gioco. O, quantomeno, lo fanno sulle questioni che per me sono davvero essenziali. Fanno a gara per essere rispettabili agli occhi di due realtà che io aborro,
Quali sarebbero i valori messi in discussione da queste realtà emergenti? Un privilegio economico nascosto da una precaria, ma sbandierata, identità culturale. Quindi…non mi interessa. Passiamo a Sinistra (già, perché tralascio i Leghisti che, oltre ad appoggiare il PdL, rappresentano la cassa di risonanza di tutta l’ottusità provinciale e anacronistica della nostra nazione). Qui ho le idee meno chiare. Dunque, escludo

“Sono guarito.”
“Ho esaurito le ragioni, e i torti non mi bastano più.”
“Il tempo era scaduto, e al supermercato non me lo hanno voluto cambiare.”
“Mi ha consigliato di farlo un altro me di molti anni più giovane.”
“Ho letto tutti i libri.”
“La roulette russa era truccata.”
“Scusatemi, mi sono davvero rotto i coglioni.”
“Ho capito troppo tardi che l’endura non è una competizione motociclistica.”
“Lascio ogni speranza senza neppure entrare.”
“L’erba del vicino era troppo verde, e il suo abito così monacale…”
“Adoro l’odore del metano al mattino.”
“Non mi sono impiccato: è stato il mondo che ha voluto appendersi a me.”
“La mia morte è il mio testamento.”
Aggiungete il vostro. Grazie.

Arriva l’ora
Se sei solo
Tra notte e giorno
(Con la luce della notte che abbaglia
I deboli bargigli del giorno)
Arriva l’ora in cui
Bisogna smettere di temere
Perché sono gli altri che vedendoti
Temono te.
In questo Impero di lenta paura
Voglio fotterti e farti urlare.
Con la musica che t’inchioda
Al pavimento delle parole
Ti apro le cosce a colpi di giambo
Legandole a terra
Con corde intessute nel chiasmo.
Ti sudano i piedi per il caldo del ritmo
Guizzano le ginocchia lacerate
Da insostenibili cedimenti sonori.
Sverrai dal piacere.
Ferirti le carni di rime
Suturarle di seme. Sborrarti in muso
Vellicando il tuo culo ambizioso.
Cospargerti le costole di miele
Con sciami di mosche e vespe e fruste
Che dalla tua rorida fica furiose
Ti si riversano addosso.
“Sesso” non è una parola, è una suadente scommessa
Che vinco leccandoti tutta.
Cagati l’anima, amore mio,
Dio freme e vorrebbe ma non può.
Accoglimi dentro e diventa una scrofa
Sanguina sul mio dolore di non essere eterno
Rigurgita la voglia di popoli ottusi
Dalla tua bocca ingorda.
Sei una pozza di onnipotenza
Nel mare di violenza che ti vomito che ti affoga.
Sei tu la regina che io depongo
Uovo gigante partorito dal niente
Nella tua straziante vagina.
Consumati contro gli alberi
Aprendoti, dilatandoti, rivendicando
La tua inestinguibile fame.
La tua lucida pelle è il Libro
Scritto dal Profeta
Che io interpreto parola per parola
Per rivelare al Figlio dell’Uomo
L’odore della Donna.
È primavera, la frutta non ancora matura,
il delitto è nell’aria
pisciami addosso.